Cappella degli Illustrissimi

Il percorso ha inizio, a piano terra, nella Cappella degli Illustrissimi. Originariamente dedicata a San Paolo, questa cappella rappresenta uno degli ambienti più significativi del Duomo di Napoli.

Fu concepita e realizzata dall’arcivescovo Umberto d’Ormont tra il 1308 e il 1320 con l’intento di creare una cappella per i vescovi di origine francese e lionese. Dal punto di vista architettonico e decorativo, la cappella è simmetrica e parallela al sacello intitolato a San Pietro, la cappella Minutolo, riflettendo la comune volontà dei vescovi del tempo di autorappresentare il proprio potere e il legame con i Principi degli Apostoli.

I capolavori trecenteschi: l’Albero di Jesse e le Storie della passione

Dell’allestimento originario della cappella, sopravvivono oggi due straordinari cicli pittorici. Sull’intera parete di controfacciata si estende il grande affresco raffigurante l’Albero di Jesse, attribuito a Lello da Orvieto. Questo motivo iconografico, frequente nell’arte cristiana dall’XI secolo fino alla Controriforma, rappresenta una schematizzazione della genealogia di Cristo a partire da Jesse, padre del re Davide, con la Vergine che in questo contesto simbolizza la radice di Cristo. Alla sommità si trova Gesù, a volte in croce, a volte bambino, nel nostro caso in mandorla.

Altrettanto rilevanti all’interno di questa cappella sono le Storie della Passione di Cristo, dipinte sulla porticina laterale da cui si ha poi accesso ai tetti. L’opera trecentesca – di alta qualità pittorica e inventiva – è emersa solo nel XX secolo, sotto uno strato d’intonaco, ed è composta da quattro scene principali: Cristo schernito e spogliato; la Flagellazione; l’Andata al Calvario e la Deposizione. All’interno di quest’ultima scena, particolarmente suggestiva è la scelta della croce a forma di Y, strettamente legata a un preciso concetto teologico che vede la croce come l’Albero della Conoscenza. Lo stile dell’opera presenta una forte influenza dell’arte senese del primo Trecento e l’autore, anonimo, dimostra una notevole competenza, integrando influssi duecenteschi e le più moderne tendenze giottesche e avignonesi.

L'affresco dell'Albero di Jesse attribuito a Lello da Orvieto.
L'affresco dell'Albero di Jesse attribuito a Lello da Orvieto.

Storia celata e strutture rivelate

Salendo sui tetti attraverso questa porticina, si accede a parti della Cattedrale un tempo invisibili, come il sottotetto della navata centrale e i resti della cupola quattrocentesca.

L’evoluzione architettonica è qui tangibile: la cupola, ricostruita nel 1484 per volere dell’arcivescovo Alessandro Carafa, manifestò fin da subito gravi problemi di stabilità. Nonostante i restauri successivi, come quello di Domenico Fontana nel Cinquecento, con affreschi di Giovanni Balducci oggi quasi perduti, i problemi statici si aggravarono con i terremoti. Per questo, nel Settecento si optò per una trasformazione radicale: la cupola fu sostituita da una falsa cupola sospesa, coperta da un tetto a capriate e nota come l’incannucciata settecentesca, la cosiddetta “foresta” che sovrasta l’abside della chiesa. Da qui, è possibile ricostruire visivamente il progetto quattrocentesco, una cupola a dodici spicchi sostenuta da contrafforti esterni.

L’eredità storico-artistica del paesaggio napoletano

Dai camminamenti, in particolare dalla zona absidale, si svela un panorama completo di Napoli, che permette di ripercorrerne la storia millenaria.

La vista si estende dal mare, con il Vesuvio, Capri e la Penisola Sorrentina, fino all’entroterra. Da qui è possibile individuare il perimetro dell’antica città greca, con il classico impianto ippodameo, delimitato da Piazza Cavour a nord, via Carbonara a est, il mare a sud e Piazza Bellini a ovest. Con l’arrivo dei Romani, la città si espanse, divenendo un centro di cultura e benessere, arricchito da teatri, terme e ville. La caduta dell’Impero portò a un restringimento urbano, caratterizzato da un fitto tessuto di vicoli e conventi.

L’età d’oro arrivò con il periodo angioino e aragonese, quando Napoli divenne capitale e si espanse verso ovest e sud, arricchendosi di nuovi castelli e palazzi. Sotto il dominio spagnolo, la crescita fu incontenibile, trasformando la città in una delle più grandi metropoli europee. Il Settecento borbonico segnò un periodo di grande abbellimento: nacquero il Teatro San Carlo, la Reggia di Capodimonte e i primi grandi viali. Tra Otto e Novecento, nuovi quartieri come il Vomero e Chiaia ne mutarono il volto, mentre il XX secolo vide l’espansione verso le periferie, la guerra e la successiva rinascita.

Oggi, Napoli è in costante rinnovamento, con importanti restauri, nuove stazioni della metropolitana e una vivace rinascita sociale e culturale.

Vista di Castel Sant'Elmo e della collina del Vomero, con in primo piano la facciata del Duomo.
Vista di Castel Sant'Elmo e della collina del Vomero, con in primo piano la facciata del Duomo.

500 cupole sui tetti del Duomo

Verso nord, si identifica la valle della Sanità, un tempo area cimiteriale della città, come testimoniano gli antichi ipogei e le catacombe. Qui si vede la Basilica di Santa Maria della Sanità, che prende il nome da un’immagine della Madonna, e la maestosa Reggia di Capodimonte, che segna il limite nord della città, unita al centro storico solo nel XIX secolo con la costruzione di un ponte. Nella stessa direzione, si intravede il Borgo dei Vergini (il cui nome rimanda a uomini che vivevano in castità) e si notano:

  • La cupola della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, oggi sede dello Jago Museum;
  • La cupola verde dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte, chiamata la “piccola San Pietro”;
  • La Torre Palasciano, di fine Ottocento, ispirata a Palazzo Vecchio di Firenze.

Il centro antico è attraversato dalla celebre Spaccanapoli che taglia in due la città, con la vista sul complesso di Santa Chiara (colpita dai bombardamenti del ’43), sul campanile di San Gregorio Armeno e sul complesso di San Lorenzo Maggiore (antica agorà greca), dove Boccaccio si innamorò di Fiammetta. Più in lontananza, si intravedono anche il Maschio Angioino (Castelnuovo) e il Palazzo Reale.

Proprio sotto la Cattedrale, si ammirano il Pio Monte della Misericordia, custode delle celebri Sette Opere di Misericordia di Caravaggio, e la Guglia di San Gennaro di Cosimo Fanzago, eretta dopo l’eruzione del 1631. Poco più in là svetta il cupolone della Cappella del Tesoro di San Gennaro, una delle massime espressioni del Barocco napoletano.

Sulla collina del Vomero, l’area che si estende sopra i Quartieri Spagnoli (voluti da Don Pedro de Toledo per le truppe), svettano due imponenti strutture: la Certosa di San Martino, nata in epoca gotica, è un massimo esempio del barocco napoletano e ospita il Museo di Storia della Città e la celebre Tavola Strozzi. Adiacente, Castel Sant’Elmo è una fortezza nata in epoca basso-medievale a sei punte, ampliata dagli Spagnoli nel XVI secolo. La sua posizione strategica lo rese cruciale durante la rivolta di Masaniello e fu il punto di partenza della Repubblica Partenopea del 1799.

Il percorso che si snoda sui tetti del Duomo di Napoli offre una prospettiva inattesa e suggestiva, svelando le stratificazioni artistiche e storiche della Cattedrale e dell’intera città. Si tratta di un vero e proprio viaggio nella radici profonde di Napoli, che permette di abbracciare con un unico sguardo i secoli di storia che hanno plasmato il volto di questa capitale mediterranea.

Vista del Duomo di Napoli dall'alto.
Vista del Duomo di Napoli dall'alto.