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Mostra Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica

Dal 17 settembre al 30 novembre a Napoli, la mostra diffusa che trasforma il dolore del Mediterraneo in musica e […]

Settembre 17, 2026

Autore – MUDD

News, Eventi


Dal 17 settembre al 30 novembre a Napoli, la mostra diffusa che trasforma il dolore del Mediterraneo in musica e arte.

Napoli si fa teatro di un progetto corale che intreccia arte contemporanea, memoria del Mediterraneo e riscatto sociale. L’idea prende forma come una mostra diffusa, costruendo un itinerario che attraversa alcuni dei luoghi più iconici della città.

Il percorso trae origine da un progetto della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, in collaborazione con la Fondazione San Gennaro. Il cuore dell’iniziativa risiede nel concetto di trasformazione: il legno delle imbarcazioni cariche di migranti recuperate a Lampedusa viene affidato ai laboratori di liuteria delle case di reclusione Milano Opera e Napoli Secondigliano. Qui, i detenuti trasformano i resti di viaggi tragici in strumenti musicali, dando vita a un processo di rinascita che trasforma la detenzione in libertà interiore.

L’iniziativa nasce dalla volontà di rileggere la storia millenaria del Mediterraneo non solo come luogo di transito, ma come spazio di dialogo vivo tra l’arte contemporanea, il patrimonio storico-artistico e la memoria spirituale del territorio. Attraverso il coinvolgimento di artisti di fama internazionale e istituzioni locali, la mostra vuole essere un segno tangibile di come la cultura possa farsi custode di speranza e motore di opportunità.

La visione: un dialogo tra storia e speranza

L’intero percorso espositivo invita a osservare come il patrimonio storico possa dialogare con l’arte contemporanea per affrontare questioni che appartengono al presente. Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica propone una riflessione sul potere dell’arte di dare nuova vita ai luoghi, ai materiali e alle persone, trasformando la memoria in un’esperienza condivisa e aperta al futuro.

Il cuore dell’intero progetto è rappresentato dal Complesso Monumentale di Donnaregina, formato dalle due chiese di Donnaregina Vecchia e Donnaregina Nuova. La sua riapertura restituisce alla città un luogo di straordinario valore storico e artistico, ricomponendo l’unità del complesso e inaugurando una nuova stagione di valorizzazione culturale.

Il valore di questa iniziativa risiede nella sua natura collettiva. L’iniziativa, in programma dal 17 settembre al 30 novembre 2026, è realizzata nell’ambito del Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con la Fondazione Napoli C’entro ETS, nel quadro dell’intervento “MUSEO MADRE” – Programmazione FSC 2021-2027 della Regione Campania. Questa rete, arricchita dal contributo di numerosi artisti e istituzioni del territorio, testimonia la creazione di un modello di alleanza tra fede, arte e società, capace di generare una responsabilità condivisa verso le sfide umane del nostro tempo.

L’Itinerario espositivo: le tappe della Metamorfosi

Il percorso si sviluppa come una mostra diffusa che tocca i punti nevralgici della città:

  • Donnaregina Nuova: sul sagrato della chiesa si viene accolti da “Sheltering” (Rifugio), la straordinaria opera in bronzo a grandezza naturale realizzata dallo scultore canadese Timothy Schmalz. La scultura, donata all’Arcidiocesi di Napoli da Padre Tomaž Mavrič, Superiore Generale della Congregazione della Missione e Presidente del Comitato Esecutivo della Famiglia Vincenziana, lancia un potente messaggio di solidarietà e spiritualità e immortala l’azione e l’accoglienza degli ultimi e dei più poveri. La stessa monumentale scalinata si veste dei celebri simboli di pace di OBEY, trasformando la salita in un cammino concettuale ed evocativo.
  • Donnaregina Vecchia: ospita la mostra fotografica di Barbara Cardini e Leandro Ianniello, che documentano il viaggio del legno dal mare ai laboratori carcerari. Inoltre, la chiesa accoglie uno dei nuclei simbolici dell’intero itinerario: il violino trasformato di Jannis Kounellis, opera racchiusa in una cassa con corde di filo spinato, potente metafora della tensione tra reclusione e libertà.
  • Basilica di Santa Restituta: le sculture di Emanuele Scuotto dedicate alle anime purganti dialogano con la tela di Luca Giordano, offrendo una rilettura dell’esilio di Santa Restituta come allegoria di dolore e rinascita nel Mediterraneo. Le figure modellate dall’artista rappresentano anime immerse nell’acqua anziché nel fuoco, trasformando il nostro mare in un simbolico purgatorio contemporaneo.
  • San Giovanni a Carbonara – Chiostro Rinascimentale: una sala del complesso ospita una sezione dedicata ai Maestri del Novecento (De Chirico, Levi, Guttuso, Matisse e altri) dal fondo di litografie e serigrafie della Collezione Isabella Meoni Ferrara della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – sez. San Tommaso. Nel chiostro, il grande murale realizzato dagli artisti Mono Gonzalez e Tono Cruz riprende i linguaggi della grafica del Novecento e trasforma uno dei lati del complesso in una monumentale superficie pittorica.
  • Sant’Aniello a Caponapoli: ospita “Integrazione” di Jago, un’opera che testimonia la possibilità di trasformazione integrando i segni del vandalismo. La scultura, restaurata mantenendo visibile la frattura del marmo, dialoga con l’altare maggiore realizzato da Girolamo Santacroce e con la stessa storia dell’edificio, profondamente segnata da terremoti, crolli, bombardamenti e spoliazioni.
  • Santa Maria Maddalena ai Cristallini (Chiesa Blu): si svela come un’opera d’arte interamente dipinta con oltre venti sfumature d’azzurro. I murales site-specific degli artisti Mono González, Tono Cruz e Giuliana Conte rappresentano i volti degli abitanti del quartiere, tessendo la memoria della comunità nello spazio sacro. Al centro spicca l’arredo liturgico permanente (altare maggiore, sedute e acquasantiera), nato dalla sinergia tra i laboratori di falegnameria della casa di reclusione di Secondigliano e la ricerca applicata del laboratorio del DIARC.

Eventi speciali 

Il dinamismo di questa iniziativa si riflette in un ricco calendario di appuntamenti culturali collaterali che ne approfondiscono i temi portanti.

Un momento di particolare intensità è previsto dal 5 al 10 ottobre, periodo in cui la chiesa di Donnaregina Nuova accoglierà il SàFF 2026 (Sanità Film Festival – Festival del Cinema e del Terzo Settore), ampliando la narrazione attraverso storie di impegno sociale e accoglienza.

A fare da colonna sonora all’intero cammino espositivo sarà inoltre un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: lo spazio di Donnaregina Vecchia diventerà luogo di performance musicali, dedicate interamente ai canti napoletani, nelle quali gli strumenti costruiti con il legno delle barche vengono suonati dal vivo.
Questo evento non è soltanto una mostra temporanea, ma l’atto inaugurale di una trasformazione permanente:

  • Hub culturale giovanile: a partire dal prossimo anno, l’intero complesso si evolverà in un polo permanente interamente dedicato ai giovani.
  • Sede del Museo del Novecento e del Contemporaneo del MUDD: gli spazi monumentali di Donnaregina Nuova diventeranno la sede ufficiale del museo, creando un presidio artistico definitivo per far dialogare la memoria sacra con i linguaggi della contemporaneità.

Aiutaci a trasformare il patrimonio culturale e religioso in opportunità per i giovani.

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